Pane in cassetta, prosciutto cotto e formaggio sono i tre semplici ingredienti che fanno il toast, uno dei panini caldi farciti più consumati di sempre. Il suo nome e la sua storia hanno origini un po’ francesi e un po’ inglesi, comunque più antiche di molti tra i piatti che fanno parte della cucina italiana. Noi di Amoretti lo prepariamo MAXI e lo facciamo nella versione classica con cotto e formaggio Edamer, ma anche con crudo e mozzarella; per fargli onore, abbiamo deciso di indagare sul passato di questo panino caldo e filante per scoprire qualcosa di più sul suo conto. Ecco la vera storia del toast e delle sue origini.

Cosa significa toast?

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Oggi, in inglese con la parola toast si indica anche il discorso che si fa ai brindisi prima di bere. “A toast!” si esordisce alzandocisi in piedi prima di pronunciare l’augurio o il ringraziamento a cui seguirà il il cin cin vero e proprio. Attenzione: sempre in inglese, toast è un falso amico. Con la parola toast, infatti, in inglese si intende la singola fetta di pane tostato, non il panino che intendiamo noi. Per chiedere un toast in inglese bisogna chiamarlo toasted sandwich.

Il toast al tempo dei Romani

Per scoprire cosa lega due significati di toast tanto diversi alla stessa parola dobbiamo tornare al tempo dei latini. Toast, infatti, è una parola che deriva dal latino tostum ovvero seccato, abbrustolito. Gli antichi romani, grandissimi consumatori di cereali, non preparavano ancora del vero e proprio pane bianco come quello che consumiamo oggi. Quello che consumavano all’epoca era probabilmente più simile al pane arabo, non lievitato, cotto in forno e poi scaldato sulla fiamma prima di essere consumato. Per l’appunto, al tempo si usava abbrustolire un po’ di pane e accompagnarlo con il vino per contrastare l’acidità di quest’ultimo, che non doveva essere un vino che a noi piacerebbe troppo. Quella delle bevande alcoliche, infatti, è una produzione le cui tecniche si sono affinate solo di recente.

Il toast nel Medioevo

L’usanza ha resistito. Nel Medioevo, ad esempio, in occasione dei compleanni si brindava passandosi l’un l’altro una coppa di vino e una fetta di pane tostato. L’ultimo a bere era il festeggiato, cui spettava di diritto anche la fetta di pane intera.

Più tardi, intorno al 1500, l’abitudine della fetta di pane si trasformò in una metafora. Il brindisi, infatti, veniva solitamente dedicato alla Signora della casa, che alleggeriva la serata proprio come la fetta di pane faceva col vino. Alexandre Dumas, scrittore e drammaturgo francese che per racimolare un po’ di soldi in più scriveva ricettari, racconta di un erotico brindisi dedicato ad Anna Bolena che ci fa capire come l’accezione di toast fosse rimasta la stessa, con o senza fetta di pane. Nel suo Grande dizionario di cucina, Dumas scrive di un episodio in cui alcuni suo corteggiatori, per dimostrarle la loro dedizione, attinsero con dei calici dall’acqua nella quale lei aveva fatto il bagno e bevvero. All’ultimo che si astenne dal farlo chiesero il perché e lui rispose “È perché mi riserbo per il toast”, ovvero per Anna Bolena.

Cosa resta del toast

L’abitudine di accompagnare il brindisi con una fetta di pane si è poi mantenuta nel tempo, al punto che in Russia la vodka si beve ancora così. Accanto al bicchierino di vodka viene a volte servita anche una fetta di pane nero da annusare o addentare dopo aver bevuto allo scopo di attenuare il sapore forte del distillato.

Saltar fuori da un tostapane

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Il momento in cui il toast diventa cosa moderna coincide con l’avvento del tostapane. Non il primo, che non aveva il timer e chissà quante fette carbonizzate ha visto; ma il secondo, brevettato nel 1919 dall’ americano Charles Strite, quando ancora di mestiere si faceva l’inventore. Nello stesso periodo, in America spopolava il pane in cassetta, che da allora non ha più smesso di saltare allegro fuori dal tostapane per avvertire che il toast è servito.

Dalla colazione al panino il passo è breve. Infatti, da allora il toast è diventato a tutti gli effetti quello che conosciamo oggi. Due fette di pane in cassetta, formaggio Edamer e prosciutto cotto tostati bene in modo che il formaggio si sciolga. Il prosciutto cotto, fortunatamente, regge molto bene le cotture e nel caso del toast è protetto da due fette di pane molto umido che non lo fa seccare. E non dite che non ve n’è venuta voglia.

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